Durante la stagione più fredda l’Associazione Ecomuseo organizza una serie di corsi dedicati ai Saperi tradizionali, quelli che un tempo erano patrimonio della comunità trasmesso a tutti di generazione in generazione. Grazie alla disponibilità dei Tesori viventi a tramandare quando imparato in gioventù, questi corsi possono insegnare alle nuove generazioni come costruire oggetti antichi e preziosi.

Far ceste – Far gerle

Ogni oggetto di uso quotidiano, aveva, al tempo dell’economia silvo-agricolo-pastorale, una genesi strettamente legata alle risorse disponibili in loco ed una funzionalità da esso derivante. In Vanoi per fare le ceste si utilizza il legno di nocciolo o in alcuni casi il legno di una speciale di tipo di salice che cresce lungo i corsi del torrente (questo legno era usato anche per i costruire i legacci per le fascine di legna o per unire i pali di recinzione degli orti). È un materiale facilmente reperibile, garantisce lunga tenuta e resistenza dei manufatti realizzati. Le ceste ottenute con il legno di nocciolo servono a diversi scopi, determinati dalla grandezza delle stesse, di solito non dalla forma, che rimane nel tempo, sempre la stessa. La forma garantisce stabilità anche se l’appoggio non avviene su terreno pianeggiante, inoltre con le ceste si possono trasportare perfino gli animali da cortile, dalla casa in paese fino al maso di mezza quota. Le gerle invece prevedono di essere trasportate sulle spalle, possono essere riempite con grandi quantitativi di cose e oggigiorno servono anche per creare composizioni floreali, più facili da realizzare delle ceste, hanno subito nel tempo alcune variazioni nella forma, che solitamente era dipendente dall’uso che se ne faceva.

La falce – affilatura e uso corretto

Ecco uno degli attrezzi più antichi e più comuni quando si parla di fienagione, ma come riuscire ad adoperarlo nel modo migliore? È davvero così facile usarlo? Come fare per affilarlo servendosi di una staffa da piantare nel terreno e di un semplice martello? Tutti questi segreti e molti altri vengono svelati dal tesoro vivente durante questo breve corso, non senza sottolineare la differenza che intercorre tra i moderni attrezzi per lo sfalcio e la semplice falce che emette un suono semplice come un alito di vento, ma che si prende cura dell’erba, rendendolo morbida, verde, viva.

ESTATE 2024 – L’ARTE DELLO SFALCIO.

Sabato 20 luglio, Piccolo Museo della Val dei Faori, dalle ore 10.00 alle 15.00.
Venerdì 30 agosto, Prà de Madego, dalle ore 10.00 alle 15.00.
Laboratorio pratico per imparare l’uso e la manutenzione della falce da fieno con prova di sfalcio.
Costo: € 10 a persona.
Prenotazione obbligatoria ore 18.00 del giorno precedente al 340 3768069

Sporte e cestini con le brattee del mais

Quando tutto era necessario, ogni scarto poteva trovare un uso diverso, questo spingeva le persone, in questo caso le donne, a servirsi della propria creatività e manualità per realizzare un prodotto tutto nuovo. È il caso delle bellissime sporte e dei cestini realizzati dalle signore Maggiotto con le brattee, i cartocci delle pannocchie di mais. Durante le lezioni, attraverso l’uso di pochi semplici strumenti si impara il giusto modo per bagnare ed intrecciare queste fibre vegetali opportunamente scelte. La meticolosità di questi tesori viventi rende le loro creazioni perfette in ogni dettaglio, dei veri e propri pezzi di artigianato di qualità.

Le sedie, le careghe: l’impagliatura

Questo tesoro vivente ci tramanda la sua storia, che è la storia di suo padre, (di Gosaldo una delle patrie dei contha bellunesi) ma anche quella di generazioni di uomini e bambini che macinando milioni di chilometri hanno varcato i confini di valli povere per portare all’esterno la loro abilità artigiana e di essa poter vivere. Il loro mestiere, che si è evoluto nel tempo, è un mondo tutto da conoscere che porta come eredità, perfino una lingua. Dal reperimento della paglia, alla creazione della sedia, alle misure della stessa: ogni caregheta ha la sua firma, ogni carega è un mondo da scoprire.