La Grande Guerra : commemorazione del centenario in Trentino

Perché il 1914?

Per il resto d’Italia la prima guerra mondiale ebbe inizio nel 1915, mentre il Trentino, in quanto parte dell’impero austro-ungarico, entrò nel conflitto nel 1914. Dopo l’assassinio di Sarajevo, le ostilità fra Serbia e impero austro-ungarico sfociarono nella dichiarazione di guerra emanata da Francesco Giuseppe il 28 giugno 1914. Ciò comportò la mobilitazione generale dell’esercito e della popolazione maschile con meno di quarant’anni. Dal Trentino partirono circa sessantamila persone, destinate a combattere, nella quasi totale maggioranza , contro i russi, nelle regioni di confine della Galizia e dei Carpazi.

L’Italia

Nel corso della prima metà del 1915 il governo del Regno cercò di negoziare la propria neutralità in cambio del Trentino e di parte della Venezia Giulia; nel frattempo avendo ricevute alcune offerte , in cambio dell’entrata in guerra,  da parte della Triplice Intesa che garantivano all’Italia anche l’Alto Adige, l’Istria, la Dalmazia e altre terre, il governo italiano con il benestare del Re, dichiarò guerra all’Austria il 24 maggio 1915.

In Trentino scattarono pesanti repressioni, circa duemila persone accusate d’irredentismo furono portate nel campo d’internamento di Katzenau, mentre iniziava l’evacuazione della popolazione dei paesi posti sulla linea del fronte, molti conterranei furono sottoposti a domicilio coatto e costretti a vivere come profughi in altre parti dell’Impero asburgico. Anche verso il Regno d’Italia si verificò un forte esodo di trentini.

Le operazioni militari in Trentino

Nelle prime settimane di guerra l’afflusso delle truppe regolari dell’imperatore procedette con lentezza, (l’impegno era già stato riversato sul fronte russo), i confini dell’impero furono così difesi grazie al contributo di compagnie di volontari, alcuni dei quali di lingua italiana. Il 1915 portò all’Italia una serie di fortunate operazioni militari che permisero l’occupazione della Bassa Valsugana e del Primiero, del Tonale e della Valle di Ledro. Nel 1916 l’Austria procede ad una ritirata strategica alla quale fece però seguito la durissima Strafexpedition (Spedizione punitiva, maggio/giugno 1916) che poi volse la situazione a favore delle truppe austro-germaniche con la disfatta degli italiani a Caporetto (9 novembre 1917). Caporetto segnò anche l’abbandono degli italiani delle linee del Trentino orientale e la ritirata verso la linea del Piave. La guerra procedette con alterne vicende fino a quando l’impero d’Austria ormai in disfacimento, firmò l’armistizio il 3 novembre 1918, lo stesso giorno in cui le truppe italiane entrarono a Trento.

Le cifre

Il bilancio trentino di quattro anni di guerra fu pesantissimo : 10.000 morti, 14.000 feriti, 12.000 prigionieri, 75.000 sfollati in Austria e 35.000 nel resto d’Italia.

LA GRANDE GUERRA in Vanoi

Tra il 1915 e il 1918 la Grande Guerra oppose il regno d’Italia all’impero d’Austria – Ungheria, il conflitto si sviluppò lungo un fronte di centinaia di chilometri che correva tra le catene montuose e le valli. Il Trentino fu uno dei punti focali dell’immane scontro e anche la Valle del Vanoi fu direttamente coinvolta negli eventi bellici. Quando l’Italia entra in guerra il 24 maggio 1915, l’impero non dispone più di forze sufficienti a difendere il Trentino, lo sforzo immane era già stato compiuto sul fronte orientale contro l’esercito russo, nelle regioni della Galizia e dei Carpazi, ove erano stati inviati anche i giovani reclutati in Vanoi con la chiamata alle armi del 1914. Gli strateghi militari asburgici avevano già preventivato l’abbandono d’ampie zone di confine fra cui il Primiero e il Vanoi. Le truppe ivi presenti (circa tremila uomini, si trincerarono dunque, sin dalla fine di maggio, sulla linea coincidente con la catena del Lagorai, per un fronte complessivo di circa cinquantacinque chilometri.
In Vanoi, Caoria, dopo l’abbandono austriaco (maggio-giugno 1915) viene a trovarsi in terra di nessuno. Parte della popolazione rimasta dopo la partenza dei giovani nel ’14 viene “rastrellata” anche dai masi in quota e condotta dai soldati austro-ungarici prima in Val di Fiemme e di seguito, presso i campi appositamente creati in alcune zone dell’Austria stessa. Quando gli italiani occupano stabilmente l’abitato, nel febbraio del 1916, decidono di allontanare la popolazione che era rimasta in paese e nel resto della valle in previsione di un’offensiva che mai ebbe luogo, “distribuendo” la popolazione presso vari centri in Italia. Il fronte si sposta successivamente più in quota, sulle creste del Cauriol, (ove ebbe luogo un’epica battaglia) del Cardinal e della Busa Alta, fino al 1917 quando, a seguito della disfatta di Caporetto si spostò lungo la linea del Piave. Caoria tornò ad essere sotto l’amministrazione dell’imperatore per tutto il 1918, rimanendo, con parte della popolazione nel frattempo rientrata a casa, retrovia asburgica fino alla fine del conflitto.
Il Cimitero militare
Il primo segno della grande tragedia bellica, lo si incontra entrando a Caoria dalla strada di collegamento con il resto della valle: è il cimitero militare con la vetta del Cauriol a cornice. L’area cimiteriale è situata su un’erta, delimitata da un basso muro, la disposizione dei cippi segue i gradoni erbosi al cui centro si trova un scalinata in pietra, con alla sommità una piccola cappella, alla base della scalinata si trova invece un’imponete croce poggiata su un basamento in granito. Il primo nucleo dell’odierno cimitero, risale all’estate-autunno del 1916, ed è diretta conseguenza delle battaglie in corso in quel periodo per la conquista del crinale del Cauriol e di altre cime adiacenti. In precedenza gli italiani seppellivano i caduti presso i cimiteri civili di Canal San Bovo e di Primiero, anche se alcune inumazioni avevano già avuto luogo in piccoli cimiteri occasionali appena dietro le prime linee, ad es. il cimitero di Refavaie, o in alcuni casi in quota. Allorché il numero di morti cominciò ad essere rilevante e le previsioni di future offensive più certe, si iniziò a creare un’area apposita all’inizio dell’abitato di Caoria che era divenuto sede di comandi e strutture logistiche dell’esercito italiano. Vi fu pure un’inaugurazione dell’opera  realizzata dai soldati del Nucleo Ferrari che ebbe luogo il 2 novembre 1916 (così come riportato sul basamento della croce). La maggioranza dei caduti italiani del fronte sopra Caoria confluì dunque presso questo cimitero, che ospitò pure le salme traslate dal cimitero di Refavaie e dalle sepoltura in quota. Nello stesso luogo si ospitarono pure le spoglie di alcuni soldati austro-ungarici essi stessi deceduti nelle battaglie sul Cauriol, Cardinal e Busa Alta tra agosto e ottobre del 1916. Il cimitero continuò ad ospitare caduti fino alla ritirata italiana del 1917, conseguente alla disfatta di Caporetto. Il cimitero non venne tuttavia utilizzato dagli austro-ungarici che rimasero a Caoria fino al 1918. Dopo la firma dell’armistizio, le operazioni di recupero delle salme italiane ed austriache abbandonate sulle montagne, riempiranno tutta l’area del cimitero che verrà appositamente ampliato. A questa fase risalgono anche la creazione dei tumuli per i caduti ignoti distinti unicamente dall’esercito di appartenenza. Vista la difficoltà dei tempi, poche famiglie poterono chiedere l’esumazione dei loro cari, al censimento nel giugno del 1927, le salme inumate sono ottocento. Durante il ventennio fascista venne deciso di trasferire il maggior numero possibile di caduti in pochi grandi ossari monumentali, l’azione si giustifica sia con l’ampio uso della retorica da parte del regime sia con la necessità di restituire dignità ai caduti, collocandoli in luoghi monumentali senza dover quindi mantenere con decoro una miriade di cimiteri sparsi ovunque. L’esumazione generale avviene a maggio del 1935. I giorni individuati per questa operazione non furono però sufficienti se, come sembra, alcuni sondaggi hanno rivelato in seguito che presso il cimitero militare di Caoria si trova ancora una parte considerevole di spoglie di caduti.
Il Monte Cauriol acquistò, durante il periodo bellico, una posizione di grande valore strategico, un punto di osservazione prezioso per controllare i movimenti dell’avversario. Fu teatro, nel 1916, di un’ epica battaglia tra l’esercito italiano e l’esercito austro-ungarico; l’esercito italiano ricercava successi bellici che fino ad allora erano mancati, attraverso una vasta controffensiva alla Strafexpedition austri aca, l’esercito austriaco voleva impedire l’avanzamento entro i propri confini dell’esercito nemico. La battaglia per la conquista del Cauriol consegnerà alla gloria le gesta delle compagnie Monrosa e Feltre, che ad agosto del 1916 dopo tre giorni di aspri combattimenti riuscirono nella conquista della vetta del Cauriol, che rimase italiana fino alla sconfitta di Caporetto del 1917.

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