Il sacro fu in passato un’esigenza irrinunciabile che ha lasciato moltissime tracce di devozione in valle, tracce in parte già recuperate e in parte ancora da scoprire.

Il rapporto con l’immateriale influiva costantemente sulla dura e incerta vita materiale, non si trattava di un bisogno d’aiuto per la sola sopravvivenza fisica, bensì di un “vivere sopra”, in una dimensione superiore e motivante, date le condizioni a volte estreme della quotidianità.

I segni del sacro sono ovunque, dal fondovalle alle cime delle montagne: lungo i vari percorsi dedicati al tema si possono infatti incontrare dipinti, capitelli, crocefissi, nicchie, iscrizioni, chiese, croci.

Il rapporto tra la comunità del Vanoi e il suo Cielo ha alimentato anche numerose sacre rappresentazioni: sono pervenuti fino a noi copioni di drammi sacri sette-ottocenteschi (vai alla pagina dedicata) la cui messa in scena coinvolgeva interi villaggi, come ancor oggi succede per il dramma Godimondo e Fortunato, rappresentato a Prade ogni dieci anni.

Per approfondire: Gianfranco Bettega e Guido Omezzolli (a cura di), Guida ai dipinti popolari del Vanoi: un museo all’aperto, Consorzio turistico Valle del Vanoi et al., 1996.

Il Calendario della Memoria

Il calendario della memoria è una mappa del tempo: la sintesi visiva del tempo del lavoro e del tempo della festa che caratterizzavano la prima metà del Novecento nella valle del Vanoi.

È un grande arazzo di 2 metri per 2 metri, suddiviso in 16 riquadri che ospitano il ciclo dei mesi, scandito ai quattro angoli dai solstizi e dagli equinozi.
Nel grande pannello centrale campeggia l’immagine di San Silvestro: il santo che, dalla chiesetta sul monte Totoga, protegge le valli del Vanoi e di Primiero, ma anche il santo che presiede alla rinascita di ogni nuovo anno, alla ripresa ciclica del tempo del lavoro e della festa.

È un lavoro collettivo realizzato dal 2004 al 2005, frutto della sinergia di più saperi e conoscenze: la memoria, l’estro artistico, la competenza nel ricamo.
La sua valenza è quella di aver creato un lavoro a più mani, di aver costruito un pezzo significativo
di rete ecomuseale, di aver creato uno “specchio” su cui la comunità può riflettersi e riflettere.


 

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